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Misure di sostegno alle imprese danneggiate da Covid-19 (introduzione)

Il Presidente della Repubblica e il Ministro dell’Economia e delle Finanze francesi hanno annunciato varie misure per limitare la propagazione del virus Covid-19 e aiutare le imprese a fronteggiare le conseguenze economiche, finanziarie e sociali che ne risultano.

La legge del 23 marzo 2020 ha instaurato lo stato di emergenza sanitaria fino al 24 maggio 2020. La legge dell’11 maggio 2020 lo ha prolungato fino al 10 luglio 2020 incluso. La legge ha inoltre abilitato il Governo ad adottare tramite ordinanze delle misure provvisorie, di solito di competenza del parlamento, al fine di venire in aiuto alle imprese.

Attiriamo la vostra attenzione nel presente blog su alcune misure adottate che potrebbero essere utili da conoscere per le imprese italiane con interessi in Francia:

Le misure a sostegno delle imprese sono oggetto di un costante aggiornamento sul sito: https://www.economie.gouv.fr/coronavirus-soutien-entreprises


Società commerciali: dichiarazione del titolare effettivo

Al fine di prevenire e contrastare il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo, ogni Stato dell’Unione Europea ha istituito un registro centrale in cui vengono identificati i titolari effettivi delle persone giuridiche, in particolare delle società commerciali.

I titolari effettivi sono la o le persone fisiche che in ultima istanza controllano, direttamente o indirettamente, la società o per conto delle quali viene compiuta un’operazione o posta in essere un’attività.

I titolari effettivi devono essere dichiarati entro 15 giorni dalla costituzione della società e tale dichiarazione deve essere rinnovata a ogni evento che comporti una modifica.

I titolari effettivi sono determinati secondo le regole stabilite dalla legge del luogo di registrazione della sede legale e di ogni sede all’estero.

Nel diritto francese, i principali criteri alternativi per identificare i titolari effettivi in diritto francese sono i seguenti.

1. Proprietà di oltre il 25% del capitale o dei diritti di voto della società

  • Proprietà diretta

Quando un socio detiene oltre il 25% del capitale sociale o dei diritti di voto della società è considerato quale beneficiario effettivo della società.

  • Proprietà indiretta

Per determinare la proprietà indiretta all’interno di una catena di controllo:

Si moltiplicano i tassi di partecipazione e poi si sommano per ottenere il livello di proprietà indiretta totale.

Esempi

La Sig.ra X è titolare effettivo della Società D perché ne detiene indirettamente il 37% (30% x 100% x 30% = 9% tramite le Società A e B, e 40% x 70% = 28% tramite la Società C).

Qualsiasi partecipazione al capitale superiore al 25% detenuta da una società controllata è considerata detenuta indirettamente dalla società controllante e la persona fisica al vertice della catena sarà considerata come titolare effettivo della società che si trova alla fine della catena.

Nell’esempio seguente, la Sig.ra X è il titolare effettivo della Società C.

2. Esercizio del potere di controllo sulla società

Ai fini dell’identificazione del titolare effettivo, si considera (art. L233-3-I 3° et 4° c.com.) che una persona eserciti un controllo, quando:

  1. determina di fatto, grazie ai diritti di voto di cui dispone, le decisioni nelle assemblee ordinarie di tale società;
  2. in qualità di socio, ha il potere di nominare o revocare la maggioranza dei membri degli organi di direzione e amministrazione.

3. Gruppo di persone fisiche

I criteri 1 e 2 sopra menzionati possono verificarsi in capo ad una persona fisica oppure in capo ad un gruppo di persone fisiche vincolate da un patto parasociale, da un’azione concordata (espressa o tacita) o da legami familiari.

I membri di questi gruppi sono dichiarati titolari effettivi non appena adottano congiuntamente una politica comune nei confronti della società. Non lo sarebbero se ci fossero disaccordi sulla politica societaria tra i membri di un gruppo
familiare.

4. Rappresentanti legali della società

Nel caso in cui un titolare effettivo non possa essere identificato utilizzando i criteri sopra descritti, la persona fisica o le persone fisiche che occupano direttamente o indirettamente la funzione di rappresentante legale della società saranno dichiarate titolari effettivi.

Sanzione

Il mancato deposito della dichiarazione del titolare effettivo o il deposito di una dichiarazione inesatta o incompleta è sanzionabile fino a sei mesi di reclusione e con una multa di 7.500 euro, oltre ad alcune sanzioni aggiuntive, come il divieto di gestione.

Accesso al registro

E’ possibile consultare il registro dei titolari effettivi con dei diritti di accesso all’informazione più o meno estesi in funzione della qualità del richiedente. Ad esempio, il pubblico può conoscere il nome dei titolari effettivi, l’autorità giudiziaria può invece conoscere le percentuali e le catene di partecipazione.

Link utili

Direttiva antiriciclaggio n. 2015/849 del 20 maggio 2015

Articoli L561-2-2 c. mon. et fin e seguenti

Negoziazione commerciale: dalle CGV alla convenzione unica

La negoziazione commerciale segue tre tappe fondamentali, regolate da un calendario preciso: la comunicazione delle Condizioni Generali di Vendita (CGV), la negoziazione e la convenzione unica.

La normativa varia a seconda dei prodotti. Esiste un regime generale semplificato e dei regimi rafforzati per i prodotti a largo consumo, i prodotti alimentari, i prodotti destinati ad essere integrati nella produzione altrui, i prodotti alimentari e quelli a marchio distributore. Nella presente esponiamo essenzialmente il regime generale della convenzione unica e quello applicabile ai prodotti di largo consumo, cioè i prodotti non durevoli a forte frequenza e ricorrenza di consumo.

L’obbiettivo del legislatore è di ottenere più trasparenza nella determinazione finale del prezzo concordato con la grande distribuzione, tenendo in considerazione i vari aspetti dell’operazione, al fine di arrivare ad un prezzo più equo per i fornitori e i consumatori finali.

Calendario della negoziazione

La comunicazione delle CGV è il punto di partenza delle trattative tra i fornitori e i distributori.

I fornitori devono quindi comunicare le loro CGV entro un termine ragionevole prima del primo marzo, data entro la quale deve essere firmata la convenzione unica che riassume il risultato della negoziazione commerciale.

Tuttavia, per i prodotti di largo consumo, i fornitori devono comunicare ai distributori le loro CGV entro il 1° dicembre di ogni anno, cioè 3 mesi prima della scadenza del 1° marzo.

Per questi stessi prodotti, ed entro un termine ragionevole dalla comunicazione delle Condizioni Generali di Vendita, i distributori devono notificare per iscritto la loro accettazione delle CGV oppure i motivi per i quali le rifiutano o, quando ne sia il caso, le clausole delle CGV che intendono negoziare.

Per i prodotti soggetti ad un ciclo di commercializzazione particolare, il calendario è leggermente diverso. Le CGV devono essere comunicate entro un termine ragionevole prima dell’inizio del periodo di commercializzazione dei prodotti e la convenzione unica deve essere firmata entro due mesi dall’inizio del periodo di commercializzazione dei prodotti.

Per i prodotti a largo consumo soggetti ad un ciclo di commercializzazione particolare, le CGV devono essere comunicate due mesi prima dell’inizio del periodo di commercializzazione dei prodotti.

Condizioni Generali di Vendita

Le CGV devono almeno prevedere:

– il listino dei prezzi unitari,

– le eventuali riduzioni di prezzo concesse abitualmente,

– le condizioni di pagamento (modalità e termini, compresi gli interessi moratori) e

– le modalità di vendita del venditore. (art. 441-1 c.com)

Non è obbligatorio redigere le CGV ma se esistono è obbligatorio comunicarle. È possibile, inoltre, prevedere condizioni generali di vendita diverse a seconda delle varie categorie di acquirenti.

Le CGV devono essere comunicate attraverso un supporto durevole. Si privilegia quindi la redazione di un documento scritto. La comunicazione può avvenire tramite internet, se vi è la possibilità di poterle scaricare e conservare.

Convenzione unica

La convenzione unica annuale o pluriannuale (uno, due o tre anni) riassume il risultato delle negoziazioni commerciali tra il fornitore e il distributore.

La convenzione unica può prendere la forma di un documento unico o di un contratto-quadro con annessi contratti esecutivi.

In caso di convenzione pluriannuale, si devono prevedere sia le modalità secondo cui il prezzo convenuto è rivisto annualmente sia le modalità per mettere gli accordi in conformità con eventuali nuove disposizioni legali.

La convenzione unica semplificata del regime generale (art. L441-3 c.com) è sottoscritta con qualsiasi distributore, ivi incluso i grossisti e le centrali di acquisto. Deve menzionare:

  • le condizioni della vendita dei prodotti e le eventuali riduzioni di prezzo;
  • i servizi di cooperazione commerciale messi in atto dal distributore e volti a promuovere la commercializzazione dei prodotti; ad esempio, la messa in posizione privilegiata dei prodotti del fornitore sui cataloghi di vendita o sul sito internet del distributore o sulla testa di scaffale nel supermercato;
  • gli obblighi intesi a favorire il rapporto commerciale tra il fornitore e il distributore, relativi in generale alla relazione di compravendita, ad esempio i servizi logistici;
  • le prestazioni fornite da un’entità estera alla quale il distributore francese è direttamente o indirettamente collegato.

La convenzione deve dettagliare ognuna di queste prestazioni menzionando il loro oggetto, la data di esecuzione delle prestazioni previste, le modalità di esecuzione, la remunerazione e i prodotti oggetto di tali prestazioni.

La convenzione del regime rinforzato previsto per i prodotti di largo consumo (art. L441-4 c.com) è sottoscritta con qualsiasi distributore, ad eccezione dei rivenditori all’ingrosso. La convenzione deve menzionare oltre a quello già previsto per la convenzione unica standard:

– il richiamo delle tariffe e delle CGV del fornitore o le loro modalità di consultazione;

– il fatturato previsionale dei prodotti che si intende acquisire

– gli accordi relativi ai nuovi strumenti promozionali, ad esempio carta fedeltà o buoni acquisto, i quali devono essere contrattualizzati sotto forma di mandato.

Consigli pratici

In caso di disaccordo su alcune disposizioni del testo della convenzione proposta dal distributore si consiglia di negoziare e firmare un emendamento alla convenzione, altrimenti di inviare una lettera di riserve listando le disposizioni sulle quali non si è d’accordo e le relative proposte di modifica.

Divieto di squilibrio significativo

L’articolo L442-1-I,2° del codice di commercio francese vieta la sottomissione o il tentativo di sottomissione della controparte a degli obblighi che creano uno squilibrio significativo nei diritti e negli obblighi delle parti.

Lo squilibrio significativo è verificabile in tutte le fasi del rapporto commerciale (negoziazione, conclusione ed esecuzione del contratto) ed in qualsiasi settore di attività (produzione, distribuzione o servizi).

La sottomissione o il tentativo di sottomissione deve risultare da un’assenza, debitamente dimostrata, di una negoziazione effettiva tra le parti; ad esempio, in caso di rifiuto sistematico della controparte di considerare le richieste o le proposte di modifica.

Pertanto, l’esistenza di clausole che si ritrovano identiche nei vari contratti con uno stesso operatore o l’eventuale rapporto di forza sproporzionato tra distributori e fornitori non sono sufficienti per dimostrare l’assenza di negoziazione effettiva tra le parti.

Non esiste una lista di clausole ritenute significativamente squilibrate. Spetta quindi ai giudici stabilire di volta in volta la sussistenza o meno di uno squilibrio significativo nei diritti e negli obblighi delle parti.

Procedono ad un’analisi clausola per clausola e ad un’analisi complessiva dei diritti e degli obblighi delle parti. Ad esempio, l’assenza di reciprocità costituisce un indizio di squilibrio. Al contrario se una facoltà è riconosciuta ad entrambe le parti lo squilibrio sarà escluso. Una clausola unilaterale di revisione del prezzo o una clausola penale unilaterale possono generare uno squilibrio significativo. Tuttavia, lo squilibrio determinato da una clausola contrattuale può essere compensato da altre clausole, così come il cumulo di varie clausole individualmente non squilibrate può determinare uno squilibrio significativo.

Il riferimento nel testo di legge al “tentativo di ottenere” permette di sanzionare una clausola presente nel contratto nonostante non sia stata effettivamente applicata.

Lo squilibrio significativo è sanzionato con un risarcimento dei danni. È inoltre possibile agire in giudizio, innanzi a giurisdizioni specializzate, per ottenere la cessazione della pratica e/o la nullità delle clausole con restituzione dell’eventuale indebito.

Il Ministro dell’Economia o il Pubblico Ministero possono chiedere il pagamento di un’ammenda amministrativa fino al 5% del fatturato realizzato in Francia o fino a 5 000 000 euro. Il dispositivo mira a preservare l’equilibro contrattuale tra la grande distribuzione francese e i fornitori.

Firma elettronica e dematerializzazione delle delibere societarie (4/4)

In Francia, il decreto 2019-1118 del 31 ottobre 2019 autorizza la creazione e la conservazione in formato elettronico di registri e verbali di delibere societarie. La firma elettronica apposta su tali documenti deve rispettare i criteri per la firma elettronica avanzata stabiliti dall’articolo 26 del Regolamento eIDAS, ripresi dall’articolo 1367 del codice civile francese.

Inoltre, i documenti dematerializzati devono essere datati elettronicamente tramite un sistema che offra delle garanzie in termini di prova.

Nonostante le novità apportate dal citato decreto, rimaneva un ostacolo di natura fiscale che, di fatto, impediva alle società di far ricorso a questo processo di dematerializzazione e alla firma elettronica per determinate tipologie di atti ancora soggetti a registrazione fiscale in formato cartaceo originale.

La Legge finanziaria 2020-1721 del 29 dicembre 2020 abolisce, a partire dal 1° gennaio 2021, l’obbligo di registrazione di alcuni verbali societari che comportano una modificazione del capitale sociale. Per quelli ancora soggetti alla formalità della registrazione, quali ad esempio gli atti relativi ad aumenti del capitale, il nuovo articolo 658 CGI autorizza l’adempimento di tale formalità con la copia cartacea (non originale quindi) degli atti firmati elettronicamente in attesa di modernizzare il suo sistema di registrazione digitale degli atti.

Ne consegue che tutte le delibere societarie sottoposte all’obbligo di registrazione presso l’amministrazione fiscale possono ormai risultare da verbali dematerializzati.

Lo studio Arigoni propone quindi ai clienti che lo desiderano di firmare in formato elettronico le delibere societarie o eventuali contratti e di archiviarli. Al fine di potere ricorrere al sistema di firma elettronica avanzata (necessario per le delibere societarie), il firmatario dovrà disporre di una carta d’identità o di un passaporto con il MRZ (Marchine-Readable-Zone).


Firma elettronica in diritto francese (3/4)

Il diritto francese distingue lo scritto elettronico dalla firma elettronica.

Firma elettronica

Secondo l’articolo 1367 del codice civile e l’articolo 1 del  Decreto n° 2017-1416 del 28 settembre 2017, la firma elettronica consiste nell’utilizzo di un processo affidabile d’identificazione del firmatario che ne garantisce il suo legame con l’atto a cui si riferisce.

In assenza di prove contrarie, l’affidabilità della firma elettronica qualificata ai sensi del Regolamento eIDAS è presunta.

In assenza dei requisiti della firma qualificata, l’affidabilità del procedimento di firma utilizzato non è presunto, pertanto la prova di questa affidabilità dovrà essere fornita da chi la invoca.

Scritto elettronico

L’articolo 1366 del codice civile assimila lo scritto elettronico allo scritto cartaceo a condizione di rispettare i seguenti requisiti:

  • l’identificazione della persona da cui lo scritto elettronico proviene;
  • la redazione dello scritto elettronico in condizioni tali da garantirne l’integrità;
  • la conservazione dello scritto elettronico in condizioni tali da garantirne l’integrità.

Questi requisiti sono delle condizioni specifiche della firma elettronica avanzata ai sensi del Regolamento eIDAS. Il legame garantito tra la firma e l’atto firmato fornisce, grazie all’uso della criptografia, una garanzia d’integrità del documento firmato poiché qualsiasi modifica ulteriore del documento invalida tecnicamente la firma. Per questo motivo, la conservazione in un server regolarmente salvaguardato sarebbe sufficiente. Tuttavia, alcuni raccomandano l’archiviazione del documento elettronico tramite un sistema di archiviazione elettronica.

Conservazione e archivazione dei documenti elettronici

L’archiviazione è un obbligo legale sia per i documenti cartacei che per i documenti elettronici. La durata dell’archiviazione varia a seconda della natura dei documenti.

Esistono diversi tipi di archiviazione più o meno sicuri e conformi alle esigenze legali. La cassaforte digitale, che rientra nella tecnologia di archiviazione digitale avanzata, presenta il vantaggio di poter essere utilizzata come prova per i requisiti legali e normativi.

Ogni paese ha una propria normativa relativa alle modalità pratiche dell’archiviazione elettronica per dimostrare il valore probatorio di un documento archiviato in una cassaforte digitale. In generale, è imperativo garantire l’autenticità, l’accessibilità e l’integrità del documento.

Diversi standard e norme tecniche permettono di verificare che l’archiviazione rispetta gli obblighi legali, ad esempio, la norma ISO 14641:2018 o norma AFNOR NF Z42-013.

Firma elettronica e normativa eIDAS (2/4)

Il Regolamento n° 910/2014, cosiddetto “Regolamento eIDAS”, armonizza le regole relative all’identificazione elettronica e i servizi fiduciari per le transazioni elettroniche all’interno dell’Unione Europea. È applicabile dall’1°luglio 2016 e regolamenta in particolare la firma elettronica.

Tre livelli di firma elettronica

Il Regolamento eIDAS definisce i seguenti tre livelli di firma elettronica:

  • Firma elettronica semplice (articolo 3.10 del Regolamento)

La firma elettronica (sottinteso la firma elettronica semplice o standard) è definita come un insieme di dati in forma elettronica, uniti o connessi logicamente ad altri dati elettronici ed utilizzati dal firmatario per firmare.

  • Firma elettronica avanzata (articoli 3.11 e 26 del Regolamento)

La firma elettronica avanzata è una firma elettronica semplice che soddisfa i seguenti requisiti:

  1. è connessa unicamente al firmatario;
  2. permette di identificare il firmatario;
  3. è creata tramite dei dati relativi alla creazione di una firma elettronica che il firmatario può, con un elevato livello di sicurezza, utilizzare sotto il proprio esclusivo controllo;
  4. è collegata ai dati associati a tale firma in modo da consentire di rilevare ogni eventuale successiva modifica degli stessi.
  • Firma elettronica qualificata (articoli 3.12, 28 e 29 del Regolamento)

La firma elettronica qualificata è una firma elettronica avanzata creata da un dispositivo di creazione di una firma elettronica qualificata (dispositivo software o hardware configurato) e basata su un certificato qualificato di firma elettronica.

Conservazione e archiviazione

Il Regolamento eIDAS sottolinea l’importanza, senza imporla, della «conservazione a lungo termine delle informazioni, al fine di assicurare la validità giuridica delle firme elettroniche e dei sigilli elettronici nel lungo periodo, garantendo che possano essere convalidati indipendentemente da futuri mutamenti tecnologici.» (Punto 61 del preambolo)

Effetti giuridici (articoli 25.1 e 2 del Regolamento eIDAS)

La firma elettronica è considerata un elemento di prova del consenso della parte che si impegna e del contenuto dell’atto. Il Regolamento eIDAS specifica che:

  • l’effetto giuridico e l’ammissibilità come prova in procedimenti giudiziali di una firma elettronica non possono essere negati per il solo motivo della sua forma elettronica o perché non soddisfa i requisiti della firma elettronica qualificata;
  • quando si utilizza la firma elettronica è necessario precostituire un fascicolo di prova della firma e assicurarsi della sua conservazione e validità nel tempo;
  • la firma elettronica qualificata beneficia di una presunzione di validità che dispensa il firmatario dell’onere della prova della firma in caso di contestazione. L’effetto giuridico di una firma elettronica qualificata è dunque equivalente a quello di una firma manoscritta.

Il Regolamento eIDAS non va oltre nell’armonizzazione. Il diritto nazionale deve definire l’effetto giuridico prodotto dalla firma manoscritta, e dunque quello della firma elettronica qualificata, effetto che può variare da uno Stato membro dell’Unione Europea all’altro (si veda ad esempio l’esigenza della doppia firma nel diritto italiano).

Riconoscimento all’interno dell’Unione Europea (articolo 25.3 del Regolamento eIDAS)

  • Il Regolamento eIDAS prevede che una firma elettronica qualificata basata su un certificato qualificato rilasciato in uno Stato membro è riconosciuta come tale in tutti gli altri Stati membri.
  • Le firme non qualificate sono comunque ammissibili come prova nell’ambito di una controversia all’interno dell’Unione europea (articolo 25.1 del Regolamento).

Cos’è la firma elettronica? (1/4)

La firma elettronica, come la firma manoscritta, è caratterizzata da 3 elementi: un documento, un firmatario e uno strumento di firma.

Gli strumenti della firma elettronica, che hanno come scopo d’identificare il firmatario e di suggellare il documento per garantire la sua integrità, sono vari:

  • Il certificato digitale, spesso una chiave USB (o una smart card) rimessa in presenza fisica del titolare; ha una validità da uno a tre anni; l’utilizzazione di tale certificato richiede spesso l’installazione di un software specifico sul dispositivo utilizzato per procedere alla firma elettronica;
  • Il certificato elettronico effimero, generato dalla piattaforma online che riceve la firma elettronica di una persona che si trova dall’altro lato della relazione online; sarà utilizzato soltanto una volta per la firma dell’atto per il quale è destinato e poi immediatamente distrutto.

Esistono altri mezzi di autentificazione che utilizzano uno o più fattori d’identificazione (e-mail, social network, passwords, codice PIN del telefono, etc.).

La firma elettronica deve essere accompagnata da un dossier di prova costituito da un certificato digitale o da una pista di controllo che permettano di stabilire un legame tra il documento e il firmatario e la sua integrità.

La firma elettronica deve essere distinta dalla scansione della firma manoscritta.

Numerosi paesi hanno adottato delle normative sulla firma elettronica. Esistono delle normative permissive (Stati Uniti, Canada, Australia, etc.) ed altre che attribuiscono un valore differente alle firme elettroniche in funzione del tipo di categoria a cui appartengono. (Unione europea, Cina, India, etc.).

Menzioni obbligatorie sulle fatture

L’articolo  L441-9 del codice di commercio impone alle società commerciali francesi diverse menzioni obbligatorie da indicare sulle fatture:

  • data di emissione della fattura 
  • numero della fattura 
  • data della vendita o della prestazione 
  • identità del venditore o del prestatario: ragione sociale e numero SIREN o SIRET, numero d’immatricolazione al registro delle imprese, indirizzo della sede legale, menzione della forma giuridica della società e importo del capitale sociale
  • identità dell’acquirente o del beneficiario della prestazione: nome o ragione sociale, indirizzo della sede legale della società, indirizzo di fatturazione se diverso da quest’ultimo
  • numero dell’ordine se è stato preliminarmente emesso dall’acquirente
  • partita IVA intracomunitaria del venditore o del prestatario e del destinatario della fattura se quest’ultimo è assoggettato all’IVA
  • designazione e quantità dei prodotti e/o delle prestazioni fatturati (ivi compreso il costo del trasporto e spese accessorie)
  • prezzo unitario di listino al netto d’IVA
  • aliquota IVA legalmente applicabile e importo totale dell’IVA
  • eventuali riduzioni del prezzo
  • importi totali da pagare escluse le tasse e incluse le tasse
  • data alla quale il pagamento deve essere effettuato, specificando le eventuali condizioni di sconto applicabili in caso di pagamento ad una data anteriore alla scadenza della fattura, il tasso delle penalità di mora dovute in caso di pagamento posteriore alla scadenza del fattura e l’importo del risarcimento forfettario per spese di riscossione dovuto al creditore in caso di ritardo nel pagamento (40 euro).

A queste menzioni obbligatorie, si aggiungono in alcuni casi delle menzioni particolari come l’autoliquidazione dell’IVA in materia di prestazioni intracomunitarie o di subappalto nel settore edilizio.

Il mancato rispetto di tali menzioni è suscettibile di essere sanzionato con:

  • 15 euro di ammenda fiscale per ogni menzione mancante o inesatta per ogni fattura,
  • un’ammenda amministrativa fino a 375 000 euro per le persone giuridiche che può essere, in alcuni casi, raddoppiata.

Termini di pagamento e interessi moratori

In diritto francese, il termine di pagamento tra commercianti è in generale di 30 giorni dalla ricezione della merce o dall’esecuzione della prestazione.

Questo termine può essere prolungato di comune accordo tra le parti ma non può superare i 60 giorni a partire dalla data di fatturazione.

La fattura deve essere emessa al più tardi alla data di consegna della merce o di realizzazione della prestazione. In assenza di fattura, l’acquirente è tenuto a reclamarla.

In deroga, può essere previsto un termine più lungo fino a 45 giorni dalla fine del mese della data di emissione della fattura, a condizione che sia espressamente stipulato per contratto tra le parti e non costituisca un abuso manifesto nei confronti del creditore.

Dei termini di pagamento specifici si applicano ad alcuni prodotti o servizi, ad esempio prodotti alimentari, bibite e trasporto.

In alcuni settori di attività, è possibile negoziare accordi professionali di categoria per fissare specifici termini di pagamento. Tali accordi esistono ad esempio per il commercio delle attrezzature agricole, degli articoli sportivi e dei giocattoli, l’industria della pelle e l’orologeria-gioielleria-oreficeria.

Dei termini di pagamento ridotti possono essere concordati, ad esempio il pagamento in contanti.

Il termine di pagamento deve figurare sulla fattura e nelle condizioni generali di vendita (CGV) che devono inoltre prevedere le condizioni di applicazione e il tasso d’interesse di mora.

In assenza di previsioni contrarie delle parti, tale tasso è pari al tasso d’interesse applicato dalla Banca centrale europea alla sua ultima operazione di rifinanziamento più 10 punti percentuali. Le parti non possono concordare un tasso inferiore a tre volte il tasso d’interesse legale.

Gli interessi di mora decorrono automaticamente alla scadenza della fattura; l’invio di una lettera raccomandata non è necessario per farli decorrere.

Per qualsiasi ritardo di pagamento, un’indennità fissa di 40 euro per fattura è dovuta al creditore. Questo importo si aggiunge agli interessi di mora oltre ad eventuali ulteriori spese di recupero credito purché siano debitamente documentate.

Il non rispetto dei termini di pagamento e l’assenza di riferimento alle penalità di mora nelle CGV sono sanzionate con un’ammenda amministrativa fino a 2 milioni di euro per le persone giuridiche. L’importo dell’ammenda è raddoppiato in caso di ripetuta inosservanza entro due anni dalla data in cui la prima decisione di sanzione è diventata definitiva. La sanzione è inoltre oggetto di pubblicità.

Si vedano gli articoli L441-10 e seguenti del codice di commercio.

Clausole limitative di responsabilità

Le clausole limitative di responsabilità hanno come scopo di limitare o escludere gli effetti della responsabilità di un contraente. Tali clausole possono elencare i casi in cui la responsabilità sarà ammessa o esclusa, limitare l’esercizio dell’azione in responsabilità (per esempio prevedendo un periodo di tempo ridotto per agire) o determinare in anticipo un massimale per i danni.

La validità di principio di queste clausole è stata ammessa molto presto dalla giurisprudenza (Cass. civ., 24 gennaio 1874).

Risulta implicitamente dall’articolo 1231-3 del codice civile che limita il risarcimento ai danni prevedibili al momento della conclusione del contratto: «Il debitore risponde solo dei danni previsti o che si sarebbero potuti prevedere al momento della conclusione del contratto, salvo il caso in cui l’inadempimento sia dovuto a grave negligenza («faute lourde») o dolo». 

Nelle vendite tra professionisti, la giurisprudenza ha affermato la validità di queste clausole, senza che sia necessario distinguere a seconda che l’acquirente professionale sia o meno della stessa specialità del venditore.

La clausola limitativa di responsabilità si applica soltanto in caso di inadempimento ad un obbligo contrattuale; non può esonerare dalla responsabilità civile extracontrattuale.

Inoltre, non si applica in caso di dolo o grave negligenza del debitore o dei suoi impiegati. 

Le clausole limitative di responsabilità sono vincolanti per l’altra parte soltanto se si ritiene che quest’ultima le abbia accettate. Per essere efficaci, devono essere chiare e leggibili per la parte a cui si oppongono. Altrimenti, sono inapplicabili.

Sono nulle quando privano l’obbligo essenziale del contratto della sua sostanza (articolo 1170 del codice civile).

Infine, la clausola limitativa di responsabilità imposta da una delle parti può essere sanzionata, in alcune circostanze, sulla base dello squilibrio significativo (articolo 1171 del codice civile).