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Misure di sostegno alle imprese danneggiate da Covid-19 (introduzione)

Il Presidente della Repubblica e il Ministro dell’Economia e delle Finanze francesi hanno annunciato varie misure per limitare la propagazione del virus Covid-19 e aiutare le imprese a fronteggiare le conseguenze economiche, finanziarie e sociali che ne risultano.

La legge del 23 marzo 2020 ha instaurato lo stato di emergenza sanitaria fino al 24 maggio 2020. La legge dell’11 maggio 2020 lo ha prolungato fino al 10 luglio 2020 incluso. La legge ha inoltre abilitato il Governo ad adottare tramite ordinanze delle misure provvisorie, di solito di competenza del parlamento, al fine di venire in aiuto alle imprese.

Attiriamo la vostra attenzione nel presente blog su alcune misure adottate che potrebbero essere utili da conoscere per le imprese italiane con interessi in Francia:

Le misure a sostegno delle imprese sono oggetto di un costante aggiornamento sul sito: https://www.economie.gouv.fr/coronavirus-soutien-entreprises


Caratteristiche delle principali società commerciali francesi

Al fine di scegliere il tipo di società commerciale da costituire in Francia, pubblichiamo una tabella che confronta le principali caratteristiche delle Société A Responsabilité Limitée (SARL, chiamata EURL quando ha un socio unico), Société Anonyme (SA) e Société par Actions Simplifiée (SAS, SASU quando ha un socio unico).

Esistono due tipi di SA: la SA di tipo classico, con un consiglio di amministrazione e la SA con un doppio organo di amministrazione: il Directoire che si occupa della gestione esecutiva e il Conseil de surveillance che esercita il controllo permanente della gestione della società e autorizza alcuni atti.

A grandi linee, si può considerare che la società italiana di tipo Srl corrisponda alle società francesi di tipo SAS o SARL, mentre la società italiana di tipo SpA corrisponde alla società francese di tipo SA.

Le SA e SARL sono delle società regolamentate in dettaglio dal codice di commercio francese, a differenza della SAS la cui organizzazione è in gran parte lasciata alla libertà dei soci.

La tabella allegata non prende in considerazione le società quotate in borsa.

Contratto di distribuzione

Il contratto di distribuzione è un contratto quadro che organizza le relazioni future tra fornitore e distributore. E’ esclusivo quando il fornitore si impegna a vendere i prodotti a un unico distributore in uno specifico territorio, in cambio della loro promozione e rivendita in questo stesso territorio ed eventualmente a una specifica categoria di clienti.

A differenza del contratto di agente commerciale, il contratto di distribuzione non è governato da un corpo omogeneo di regole.

Presentiamo di seguito i principali obblighi rispettivi delle parti alla luce del diritto civile francese.

Esclusività territoriale

Il fornitore si impegna a non rifornire nessun altro distributore o cliente nel territorio specificato (ad esempio, Francia metropolitana, Dom Tom o alcuni dipartimenti francesi) e a garantire che gli altri suoi distributori rispettino l’esclusività territoriale concessa.

In cambio, il distributore si impegna a promuovere attivamente la rivendita dei prodotti nel suo territorio e a non sollecitare attivamente le vendite al di fuori di esso. Il distributore rimane libero di accettare ordini non sollecitati dal di fuori del suo territorio.

In deroga, il fornitore può prevedere una clausola di “clienti riservati” ai quali il distributore non può vendere i prodotti; solo il fornitore è autorizzato a farlo.

Il contratto può inoltre affidare al distributore una specifica categoria di clienti ad esclusione delle altre (ad esempio, rivenditori al dettaglio o grossisti).

Le clausole che identificano il territorio, i prodotti e i clienti devono quindi essere redatte con attenzione.

Durata del contratto

Il contratto di distribuzione è spesso sottoscritto per una durata determinata. Ciò permette al distributore di fare gli investimenti necessari per promuovere attivamente la vendita dei prodotti nel suo territorio e di beneficiare prima della fine del contratto di un ritorno sull’investimento.

Spesso c’è una clausola che prevede il rinnovo automatico del contratto alla sua scadenza per la stessa durata, una durata ridotta o una durata indefinita, salvo disdetta scritta entro un determinato periodo.

Condizioni generali di vendita

Il contratto di distribuzione si riferisce di solito alle Condizioni Generali di Vendita (CGV) del fornitore per regolare i contratti di vendita da concludere nell’ambito dell’accordo quadro.

Tuttavia, è preferibile richiamare nel contratto di distribuzione alcune stipulazioni essenziali delle CGV o quelle che derogano alle CGV, in particolare quelle relative ai tempi e alle modalità di pagamento del prezzo, alle penalità di ritardo, alle garanzie di pagamento, alle spese di trasporto, al trasferimento del rischio e della proprietà (spesso con il riferimento all’ultima edizione degli Incoterms pubblicata dalla Camera di Commercio Internazionale) e alla clausola di riserva di proprietà.

Prezzi

I prezzi dei prodotti non devono necessariamente essere determinati nell’accordo quadro. Il contratto di distribuzione si riferisce al listino prezzi in vigore il giorno dell’ordine, il quale deve essere stato previamente notificato al distributore.

Il listino prezzi viene redatto unilateralmente dal fornitore. In caso di controversia, il fornitore deve giustificarne gli importi. In caso di abuso nella fissazione del prezzo, il distributore può rivolgersi al giudice per ottenere la risoluzione del contratto a spese del fornitore o il risarcimento del danno subito (articolo 1164 del codice civile).

Impegno di acquisto o obiettivi di vendita

In cambio dell’esclusività territoriale concessa, il distributore può impegnarsi ad acquistare una quantità minima di prodotti dal fornitore in un determinato periodo, spesso annuale, o a tenere un livello minimo di stock di prodotti per soddisfare i clienti.

Tali clausole, insieme ad una clausola risolutiva espressa, sono valide a condizione che il risultato da raggiungere non sia stato fissato soggettivamente, discrezionalmente o imposto dal fornitore. Il risultato da raggiungere deve inoltre essere fattibile, il che implica in particolare che non sia sproporzionato rispetto al territorio concesso, alla situazione economica o ai risultati degli anni precedenti.

Promozione delle vendite

Il distributore è in linea di principio libero di organizzare la rivendita dei prodotti. Tuttavia, il contratto può specificare i mezzi che il distributore dovrà usare per promuoverne la rivendita (team di vendita, agenti, impiegati, ecc.), la sua partecipazione a eventuali fiere o esposizioni e qualsiasi attività di comunicazione o pubblicità.

Per controllare l’immagine del suo marchio e preservarne l’uniformità, il fornitore può proibire al distributore di creare qualsiasi materiale promozionale relativo ai prodotti e ai loro marchi. In questo caso, il fornitore deve mettere a disposizione il materiale promozionale necessario.

Prezzo di rivendita

Al fornitore è proibito imporre prezzi minimi di rivendita o un margine commerciale minimo al distributore.

Consegna dei prodotti

Il fornitore deve consegnare i prodotti identificati nel contratto di distribuzione nelle quantità e nei tempi concordati.

Garanzie del fornitore

In qualità di venditore, il fornitore deve garantire all’acquirente il pacifico possesso della merce venduta, la consegna di prodotti conformi e in buone condizioni (senza difetti nascosti).

Per limitare le controversie, è consigliabile stipulare nel contratto le modalità e il periodo di tempo concesso al distributore per controllare la merce al ricevimento e sollevare eventuali obiezioni sia nei confronti del fornitore che nei confronti del trasportatore.

Clausole di limitazione di responsabilità

I contratti di distribuzione spesso contengono clausole che limitano la responsabilità per la consegna tardiva. Tali clausole sono valide purché non privino della sua sostanza l’obbligazione essenziale del fornitore (articolo 1170 del codice civile). Inoltre, sono inefficaci se l’inadempienza è dovuta a grave negligenza o cattiva condotta intenzionale.

Non concorrenza durante il contratto

La clausola di non concorrenza contrattuale proibisce al distributore, per la durata del contratto, di fare concorrenza al fornitore, cioè di vendere, direttamente o indirettamente, prodotti che competono con quelli coperti dal contratto di distribuzione.

Clausola risolutiva espressa

La clausola risolutiva espressa prevede la risoluzione del contratto in caso di inadempimento degli impegni contrattuali che devono essere espressamente menzionati. In particolare, permette di risolvere il contratto senza ricorrere preventivamente al giudice e priva quest’ultimo del suo potere di valutare la gravità dell’inadempienza che porta alla risoluzione contrattuale. Il giudice potrà verificare la veridicità della presunta violazione e la buona fede nell’applicazione della clausola. Si raccomanda di diffidare il debitore ad adempiere prima di risolvere il contratto.

Preavviso di cessazione

Per opporsi al rinnovo di un contratto a tempo determinato o per porre fine a un contratto a tempo indeterminato non è sufficiente rispettare il periodo di preavviso contrattuale: si deve anche tenere conto dell’articolo L443-1-II del codice di commercio che vieta di rompere, anche parzialmente, una relazione commerciale stabile, senza rispettare un congruo preavviso scritto la cui durata è determinata tenendo contro, tra l’altro, della durata della relazione commerciale.

Nessuna indennità di cessazione

A differenza del contratto di agente commerciale, e a meno che le circostanze non siano abusive, la cessazione di un contratto di distribuzione a tempo indeterminato non deve essere giustificata e non dà luogo al pagamento di un’indennità di fine rapporto.

Conseguenze della cessazione del contratto

È consigliabile prevedere in anticipo nel contratto le conseguenze della sua cessazione e in particolare le sorti dello stock di merce del distributore.

Legge applicabile e tribunale competente

Per evitare eventuali discussioni future, si raccomanda di prevedere espressamente la legge applicabile al contratto e il tribunale competente in caso di controversia.

Agente commerciale

L’agente commerciale è il mandatario che, a titolo di professione indipendente, si occupa in modo continuativo di negoziare ed eventualmente concludere contratti di vendita, in nome e per conto di produttori o commercianti.

L’attività dell’agente commerciale è regolata dalla direttiva europea 86/653/CEE del 18 dicembre 1986 e dagli articoli L134-1 e seguenti del codice di commercio francese.

L’agente commerciale può essere una persona fisica o giuridica; agisce a titolo di professionista indipendente e deve essere iscritto al registro degli agenti commerciali. Paga le tasse e versa i contributi sociali afferenti la sua attività professionale. Non c’è un equivalente di Enasarco in Francia.

Missione e durata

L’agente tratta con i clienti in nome e per conto del suo preponente. Ciò differisce dal commissionario che agisce in nome proprio per conto del preponente.

L’agente cerca e visita i clienti per presentare i prodotti, negozia le condizioni, prende gli ordini ed eventualmente conclude i contratti di vendita in nome e per conto del preponente.

La relazione dell’agente con i suoi mandanti è una relazione continuativa. In questo senso, si differenzia dal procacciatore d’affari che interviene occasionalmente.

Nell’esecuzione del contratto, l’agente rispetta le istruzioni del preponente, ma organizza le sue attività in modo indipendente. L’agente commerciale si distingue pertanto dal dipendente o dal “Voiturier Représentant Placier” (VRP) che sono soggetti all’autorità gerarchica del datore di lavoro. Il VPR è una figura a metà strada tra il dipendente e l’agente commerciale.

Il contratto di agente commerciale può essere concluso per un tempo determinato o indeterminato. È possibile prevedere un periodo di prova, ma se il contratto viene risolto durante tale periodo, l’agente ha diritto all’indennità di fine rapporto.

Prodotti, territorio, clienti

Il contratto deve specificare l’oggetto dell’incarico dell’agente identificando i prodotti interessati, la zona geografica (ad esempio, la Francia continentale o alcune regioni o dipartimenti) e il tipo di clientela affidata all’agente (ad esempio, rivenditori al dettaglio, grande distribuzione, Horeca). Il preponente può anche riservarsi espressamente alcuni clienti (ad esempio i clienti storici).

Se il contratto prevede l’esclusività territoriale a favore dell’agente, il preponente deve astenersi dal far visitare la zona esclusa ai suoi dipendenti o ad altri agenti.

Dovere di lealtà e informazione

L’agente e il preponente hanno un dovere reciproco di lealtà e informazione. L’agente deve svolgere il suo incarico da “buon professionista” e rendere conto al preponente delle sue attività secondo le clausole contrattuali.

L’agente, essendo l’interfaccia tra il preponente e il cliente, spesso gestisce anche le fatture non pagate, cerca di risolvere le controversie emergenti, modera le relazioni e informa il committente sullo stato del mercato.

Provvigioni

La provvigione dovuta all’agente è costituita generalmente da una percentuale sulle vendite del preponente concluse grazie al suo intervento o, qualora le vendite siano state concluse senza il suo intervento, con clienti appartenenti alla zona geografica a lui affidata.

Il tasso della provvigione può essere modulato, ad esempio, secondo il volume delle vendite, gli sconti applicati e i prodotti.

La provvigione è acquisita non appena il preponente abbia eseguito la prestazione, o dovrebbe averla eseguita, e non appena il terzo acquirente abbia pagato il prezzo. La provvigione è inoltre acquisita al più tardi quando il terzo avrebbe dovuto pagare il prezzo se il preponente avesse adempiuto alle proprie obbligazioni.

La provvigione deve essere pagata all’agente entro l’ultimo giorno del mese successivo al trimestre nel quale è stata acquisita. Entro lo stesso termine, il preponente deve fornire all’agente commerciale un riepilogo delle provvigioni dovute, menzionando tutti gli elementi in base ai quali è stato calcolato l’importo della provvigione.

L’agente perde il diritto alla provvigione se si stabilisce che il contratto tra il terzo acquirente e il preponente non sarà eseguito, ad esempio se viene accertato che l’acquirente non pagherà il prezzo.

È possibile prevedere nell’interesse del preponente una “clausola di buon fine” secondo la quale la provvigione viene calcolata solo sugli ordini accettati, consegnati, onorati e dopo la riscossione del prezzo da parte del preponente, a condizione che venga specificato che la provvigione sarà comunque dovuta sugli ordini che non vengono consegnati o riscossi per colpa del preponente.

L’agente può pretendere provvigioni anche sugli ordini trasmessi al preponente prima della fine del contratto, così come sulle vendite concluse entro un tempo ragionevole dopo la fine del contratto.

Preavviso di cessazione

Tranne in caso di colpa grave o di forza maggiore, per mettere fine al contratto di un agente commerciale a tempo indeterminato, si deve osservare un termine di preavviso scritto di un mese per il primo anno contrattuale, due mesi per il secondo anno, tre mesi per il terzo e gli anni successivi. In assenza di accordi contrari, la fine del termine di preavviso coincide con la fine del mese civile.

Indennità di cessazione

In caso di cessazione del rapporto con il preponente, che il contratto sia a tempo determinato o indeterminato, l’agente commerciale ha diritto al pagamento di un’indennità per riparare il danno causatogli dalla cessazione dei suoi rapporti con il preponente. L’indennità deve compensare la perdita delle sue provvigioni e, se del caso, la perdita di remunerazione per le sue attività accessorie (ad esempio, l’attività di deposito) a seguito della risoluzione del contratto dell’agente.

Il legislatore francese non ha definito le modalità di calcolo dell’indennità, a differenza dei contratti collettivi italiani e del legislatore italiano.

Il calcolo dell’indennità spetta ai giudici del tribunale di prima o seconda istanza. È spesso calcolata in riferimento alle provvigioni lorde percepite dall’agente negli ultimi anni. Di solito è pari a due anni di provvigione, o anche a tre, a seconda delle circostanze.

L’indennità di fine rapporto è dovuta anche in caso di risoluzione per malattia o età avanzata dell’agente e ai suoi eredi alla morte dell’agente.

Il mancato pagamento delle provvigioni alle date stabilite è un caso di cessazione imputabile al preponente che dà diritto al pagamento dell’indennità di fine rapporto.

L’indennità non è dovuta all’agente se la risoluzione è causata da sua colpa grave, in caso di risoluzione su iniziativa o pensionamento dell’agente e quando l’agente trasferisce a un terzo i diritti e gli obblighi che ha in virtù del contratto di agenzia.

Oltre all’indennità di cessazione, il risarcimento dei danni e interessi può essere riconosciuto all’agente commerciale quando le circostanze della cessazione rivelano un comportamento illecito da parte del preponente.

Adeguamenti dell’indennità di cessazione

Qualsiasi rinuncia anticipata o tentativo di modifica dell’indennità di cessazione a svantaggio dell’agente è considerata non scritta.

Colpa grave dell’agente

La colpa grave dell’agente che può privarlo della sua indennità di fine rapporto è una nozione di ordine pubblico soggetta all’apprezzamento discrezionale dei giudici in caso di controversia. Le parti non possono quindi definirla convenzionalmente.

La Corte di Cassazione ha definito la colpa grave come quella che danneggia lo scopo comune delle parti al contratto di agenzia e l’impossibilità di mantenere la relazione contrattuale.

Clausola di non concorrenza post-contrattuale

La clausola di non concorrenza post-contrattuale deve essere scritta, riguardare uno specifico settore geografico, il tipo di clientela e il tipo di prodotti affidati all’agente in base al contratto e soddisfare il principio di proporzionalità. Non può superare i due anni dalla data della cessione del contratto e non deve essere remunerata.

Società commerciali: dichiarazione del titolare effettivo

Al fine di prevenire e contrastare il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo, ogni Stato dell’Unione Europea ha istituito un registro centrale in cui vengono identificati i titolari effettivi delle persone giuridiche, in particolare delle società commerciali.

I titolari effettivi sono la o le persone fisiche che in ultima istanza controllano, direttamente o indirettamente, la società o per conto delle quali viene compiuta un’operazione o posta in essere un’attività.

I titolari effettivi devono essere dichiarati entro 15 giorni dalla costituzione della società e tale dichiarazione deve essere rinnovata a ogni evento che comporti una modifica.

I titolari effettivi sono determinati secondo le regole stabilite dalla legge del luogo di registrazione della sede legale e di ogni sede all’estero.

Nel diritto francese, i principali criteri alternativi per identificare i titolari effettivi in diritto francese sono i seguenti.

1. Proprietà di oltre il 25% del capitale o dei diritti di voto della società

  • Proprietà diretta

Quando un socio detiene oltre il 25% del capitale sociale o dei diritti di voto della società è considerato quale beneficiario effettivo della società.

  • Proprietà indiretta

Per determinare la proprietà indiretta all’interno di una catena di controllo:

Si moltiplicano i tassi di partecipazione e poi si sommano per ottenere il livello di proprietà indiretta totale.

Esempi

La Sig.ra X è titolare effettivo della Società D perché ne detiene indirettamente il 37% (30% x 100% x 30% = 9% tramite le Società A e B, e 40% x 70% = 28% tramite la Società C).

Qualsiasi partecipazione al capitale superiore al 25% detenuta da una società controllata è considerata detenuta indirettamente dalla società controllante e la persona fisica al vertice della catena sarà considerata come titolare effettivo della società che si trova alla fine della catena.

Nell’esempio seguente, la Sig.ra X è il titolare effettivo della Società C.

2. Esercizio del potere di controllo sulla società

Ai fini dell’identificazione del titolare effettivo, si considera (art. L233-3-I 3° et 4° c.com.) che una persona eserciti un controllo, quando:

  1. determina di fatto, grazie ai diritti di voto di cui dispone, le decisioni nelle assemblee ordinarie di tale società;
  2. in qualità di socio, ha il potere di nominare o revocare la maggioranza dei membri degli organi di direzione e amministrazione.

3. Gruppo di persone fisiche

I criteri 1 e 2 sopra menzionati possono verificarsi in capo ad una persona fisica oppure in capo ad un gruppo di persone fisiche vincolate da un patto parasociale, da un’azione concordata (espressa o tacita) o da legami familiari.

I membri di questi gruppi sono dichiarati titolari effettivi non appena adottano congiuntamente una politica comune nei confronti della società. Non lo sarebbero se ci fossero disaccordi sulla politica societaria tra i membri di un gruppo
familiare.

4. Rappresentanti legali della società

Nel caso in cui un titolare effettivo non possa essere identificato utilizzando i criteri sopra descritti, la persona fisica o le persone fisiche che occupano direttamente o indirettamente la funzione di rappresentante legale della società saranno dichiarate titolari effettivi.

Sanzione

Il mancato deposito della dichiarazione del titolare effettivo o il deposito di una dichiarazione inesatta o incompleta è sanzionabile fino a sei mesi di reclusione e con una multa di 7.500 euro, oltre ad alcune sanzioni aggiuntive, come il divieto di gestione.

Accesso al registro

E’ possibile consultare il registro dei titolari effettivi con dei diritti di accesso all’informazione più o meno estesi in funzione della qualità del richiedente. Ad esempio, il pubblico può conoscere il nome dei titolari effettivi, l’autorità giudiziaria può invece conoscere le percentuali e le catene di partecipazione.

Link utili

Direttiva antiriciclaggio n. 2015/849 del 20 maggio 2015

Articoli L561-2-2 c. mon. et fin e seguenti

Negoziazione commerciale: dalle CGV alla convenzione unica

La negoziazione commerciale segue tre tappe fondamentali, regolate da un calendario preciso: la comunicazione delle Condizioni Generali di Vendita (CGV), la negoziazione e la convenzione unica.

La normativa varia a seconda dei prodotti. Esiste un regime generale semplificato e dei regimi rafforzati per i prodotti a largo consumo, i prodotti alimentari, i prodotti destinati ad essere integrati nella produzione altrui, i prodotti alimentari e quelli a marchio distributore. Nella presente esponiamo essenzialmente il regime generale della convenzione unica e quello applicabile ai prodotti di largo consumo, cioè i prodotti non durevoli a forte frequenza e ricorrenza di consumo.

L’obbiettivo del legislatore è di ottenere più trasparenza nella determinazione finale del prezzo concordato con la grande distribuzione, tenendo in considerazione i vari aspetti dell’operazione, al fine di arrivare ad un prezzo più equo per i fornitori e i consumatori finali.

Calendario della negoziazione

La comunicazione delle CGV è il punto di partenza delle trattative tra i fornitori e i distributori.

I fornitori devono quindi comunicare le loro CGV entro un termine ragionevole prima del primo marzo, data entro la quale deve essere firmata la convenzione unica che riassume il risultato della negoziazione commerciale.

Tuttavia, per i prodotti di largo consumo, i fornitori devono comunicare ai distributori le loro CGV entro il 1° dicembre di ogni anno, cioè 3 mesi prima della scadenza del 1° marzo.

Per questi stessi prodotti, ed entro un termine ragionevole dalla comunicazione delle Condizioni Generali di Vendita, i distributori devono notificare per iscritto la loro accettazione delle CGV oppure i motivi per i quali le rifiutano o, quando ne sia il caso, le clausole delle CGV che intendono negoziare.

Per i prodotti soggetti ad un ciclo di commercializzazione particolare, il calendario è leggermente diverso. Le CGV devono essere comunicate entro un termine ragionevole prima dell’inizio del periodo di commercializzazione dei prodotti e la convenzione unica deve essere firmata entro due mesi dall’inizio del periodo di commercializzazione dei prodotti.

Per i prodotti a largo consumo soggetti ad un ciclo di commercializzazione particolare, le CGV devono essere comunicate due mesi prima dell’inizio del periodo di commercializzazione dei prodotti.

Condizioni Generali di Vendita

Le CGV devono almeno prevedere:

– il listino dei prezzi unitari,

– le eventuali riduzioni di prezzo concesse abitualmente,

– le condizioni di pagamento (modalità e termini, compresi gli interessi moratori) e

– le modalità di vendita del venditore. (art. 441-1 c.com)

Non è obbligatorio redigere le CGV ma se esistono è obbligatorio comunicarle. È possibile, inoltre, prevedere condizioni generali di vendita diverse a seconda delle varie categorie di acquirenti.

Le CGV devono essere comunicate attraverso un supporto durevole. Si privilegia quindi la redazione di un documento scritto. La comunicazione può avvenire tramite internet, se vi è la possibilità di poterle scaricare e conservare.

Convenzione unica

La convenzione unica annuale o pluriannuale (uno, due o tre anni) riassume il risultato delle negoziazioni commerciali tra il fornitore e il distributore.

La convenzione unica può prendere la forma di un documento unico o di un contratto-quadro con annessi contratti esecutivi.

In caso di convenzione pluriannuale, si devono prevedere sia le modalità secondo cui il prezzo convenuto è rivisto annualmente sia le modalità per mettere gli accordi in conformità con eventuali nuove disposizioni legali.

La convenzione unica semplificata del regime generale (art. L441-3 c.com) è sottoscritta con qualsiasi distributore, ivi incluso i grossisti e le centrali di acquisto. Deve menzionare:

  • le condizioni della vendita dei prodotti e le eventuali riduzioni di prezzo;
  • i servizi di cooperazione commerciale messi in atto dal distributore e volti a promuovere la commercializzazione dei prodotti; ad esempio, la messa in posizione privilegiata dei prodotti del fornitore sui cataloghi di vendita o sul sito internet del distributore o sulla testa di scaffale nel supermercato;
  • gli obblighi intesi a favorire il rapporto commerciale tra il fornitore e il distributore, relativi in generale alla relazione di compravendita, ad esempio i servizi logistici;
  • le prestazioni fornite da un’entità estera alla quale il distributore francese è direttamente o indirettamente collegato.

La convenzione deve dettagliare ognuna di queste prestazioni menzionando il loro oggetto, la data di esecuzione delle prestazioni previste, le modalità di esecuzione, la remunerazione e i prodotti oggetto di tali prestazioni.

La convenzione del regime rinforzato previsto per i prodotti di largo consumo (art. L441-4 c.com) è sottoscritta con qualsiasi distributore, ad eccezione dei rivenditori all’ingrosso. La convenzione deve menzionare oltre a quello già previsto per la convenzione unica standard:

– il richiamo delle tariffe e delle CGV del fornitore o le loro modalità di consultazione;

– il fatturato previsionale dei prodotti che si intende acquisire

– gli accordi relativi ai nuovi strumenti promozionali, ad esempio carta fedeltà o buoni acquisto, i quali devono essere contrattualizzati sotto forma di mandato.

Consigli pratici

In caso di disaccordo su alcune disposizioni del testo della convenzione proposta dal distributore si consiglia di negoziare e firmare un emendamento alla convenzione, altrimenti di inviare una lettera di riserve listando le disposizioni sulle quali non si è d’accordo e le relative proposte di modifica.

Divieto di squilibrio significativo

L’articolo L442-1-I,2° del codice di commercio francese vieta la sottomissione o il tentativo di sottomissione della controparte a degli obblighi che creano uno squilibrio significativo nei diritti e negli obblighi delle parti.

Lo squilibrio significativo è verificabile in tutte le fasi del rapporto commerciale (negoziazione, conclusione ed esecuzione del contratto) ed in qualsiasi settore di attività (produzione, distribuzione o servizi).

La sottomissione o il tentativo di sottomissione deve risultare da un’assenza, debitamente dimostrata, di una negoziazione effettiva tra le parti; ad esempio, in caso di rifiuto sistematico della controparte di considerare le richieste o le proposte di modifica.

Pertanto, l’esistenza di clausole che si ritrovano identiche nei vari contratti con uno stesso operatore o l’eventuale rapporto di forza sproporzionato tra distributori e fornitori non sono sufficienti per dimostrare l’assenza di negoziazione effettiva tra le parti.

Non esiste una lista di clausole ritenute significativamente squilibrate. Spetta quindi ai giudici stabilire di volta in volta la sussistenza o meno di uno squilibrio significativo nei diritti e negli obblighi delle parti.

Procedono ad un’analisi clausola per clausola e ad un’analisi complessiva dei diritti e degli obblighi delle parti. Ad esempio, l’assenza di reciprocità costituisce un indizio di squilibrio. Al contrario se una facoltà è riconosciuta ad entrambe le parti lo squilibrio sarà escluso. Una clausola unilaterale di revisione del prezzo o una clausola penale unilaterale possono generare uno squilibrio significativo. Tuttavia, lo squilibrio determinato da una clausola contrattuale può essere compensato da altre clausole, così come il cumulo di varie clausole individualmente non squilibrate può determinare uno squilibrio significativo.

Il riferimento nel testo di legge al “tentativo di ottenere” permette di sanzionare una clausola presente nel contratto nonostante non sia stata effettivamente applicata.

Lo squilibrio significativo è sanzionato con un risarcimento dei danni. È inoltre possibile agire in giudizio, innanzi a giurisdizioni specializzate, per ottenere la cessazione della pratica e/o la nullità delle clausole con restituzione dell’eventuale indebito.

Il Ministro dell’Economia o il Pubblico Ministero possono chiedere il pagamento di un’ammenda amministrativa fino al 5% del fatturato realizzato in Francia o fino a 5 000 000 euro. Il dispositivo mira a preservare l’equilibro contrattuale tra la grande distribuzione francese e i fornitori.

Firma elettronica e dematerializzazione delle delibere societarie (4/4)

In Francia, il decreto 2019-1118 del 31 ottobre 2019 autorizza la creazione e la conservazione in formato elettronico di registri e verbali di delibere societarie. La firma elettronica apposta su tali documenti deve rispettare i criteri per la firma elettronica avanzata stabiliti dall’articolo 26 del Regolamento eIDAS, ripresi dall’articolo 1367 del codice civile francese.

Inoltre, i documenti dematerializzati devono essere datati elettronicamente tramite un sistema che offra delle garanzie in termini di prova.

Nonostante le novità apportate dal citato decreto, rimaneva un ostacolo di natura fiscale che, di fatto, impediva alle società di far ricorso a questo processo di dematerializzazione e alla firma elettronica per determinate tipologie di atti ancora soggetti a registrazione fiscale in formato cartaceo originale.

La Legge finanziaria 2020-1721 del 29 dicembre 2020 abolisce, a partire dal 1° gennaio 2021, l’obbligo di registrazione di alcuni verbali societari che comportano una modificazione del capitale sociale. Per quelli ancora soggetti alla formalità della registrazione, quali ad esempio gli atti relativi ad aumenti del capitale, il nuovo articolo 658 CGI autorizza l’adempimento di tale formalità con la copia cartacea (non originale quindi) degli atti firmati elettronicamente in attesa di modernizzare il suo sistema di registrazione digitale degli atti.

Ne consegue che tutte le delibere societarie sottoposte all’obbligo di registrazione presso l’amministrazione fiscale possono ormai risultare da verbali dematerializzati.

Lo studio Arigoni propone quindi ai clienti che lo desiderano di firmare in formato elettronico le delibere societarie o eventuali contratti e di archiviarli. Al fine di potere ricorrere al sistema di firma elettronica avanzata (necessario per le delibere societarie), il firmatario dovrà disporre di una carta d’identità o di un passaporto con il MRZ (Marchine-Readable-Zone).


Firma elettronica in diritto francese (3/4)

Il diritto francese distingue lo scritto elettronico dalla firma elettronica.

Firma elettronica

Secondo l’articolo 1367 del codice civile e l’articolo 1 del  Decreto n° 2017-1416 del 28 settembre 2017, la firma elettronica consiste nell’utilizzo di un processo affidabile d’identificazione del firmatario che ne garantisce il suo legame con l’atto a cui si riferisce.

In assenza di prove contrarie, l’affidabilità della firma elettronica qualificata ai sensi del Regolamento eIDAS è presunta.

In assenza dei requisiti della firma qualificata, l’affidabilità del procedimento di firma utilizzato non è presunto, pertanto la prova di questa affidabilità dovrà essere fornita da chi la invoca.

Scritto elettronico

L’articolo 1366 del codice civile assimila lo scritto elettronico allo scritto cartaceo a condizione di rispettare i seguenti requisiti:

  • l’identificazione della persona da cui lo scritto elettronico proviene;
  • la redazione dello scritto elettronico in condizioni tali da garantirne l’integrità;
  • la conservazione dello scritto elettronico in condizioni tali da garantirne l’integrità.

Questi requisiti sono delle condizioni specifiche della firma elettronica avanzata ai sensi del Regolamento eIDAS. Il legame garantito tra la firma e l’atto firmato fornisce, grazie all’uso della criptografia, una garanzia d’integrità del documento firmato poiché qualsiasi modifica ulteriore del documento invalida tecnicamente la firma. Per questo motivo, la conservazione in un server regolarmente salvaguardato sarebbe sufficiente. Tuttavia, alcuni raccomandano l’archiviazione del documento elettronico tramite un sistema di archiviazione elettronica.

Conservazione e archivazione dei documenti elettronici

L’archiviazione è un obbligo legale sia per i documenti cartacei che per i documenti elettronici. La durata dell’archiviazione varia a seconda della natura dei documenti.

Esistono diversi tipi di archiviazione più o meno sicuri e conformi alle esigenze legali. La cassaforte digitale, che rientra nella tecnologia di archiviazione digitale avanzata, presenta il vantaggio di poter essere utilizzata come prova per i requisiti legali e normativi.

Ogni paese ha una propria normativa relativa alle modalità pratiche dell’archiviazione elettronica per dimostrare il valore probatorio di un documento archiviato in una cassaforte digitale. In generale, è imperativo garantire l’autenticità, l’accessibilità e l’integrità del documento.

Diversi standard e norme tecniche permettono di verificare che l’archiviazione rispetta gli obblighi legali, ad esempio, la norma ISO 14641:2018 o norma AFNOR NF Z42-013.

Firma elettronica e normativa eIDAS (2/4)

Il Regolamento n° 910/2014, cosiddetto “Regolamento eIDAS”, armonizza le regole relative all’identificazione elettronica e i servizi fiduciari per le transazioni elettroniche all’interno dell’Unione Europea. È applicabile dall’1°luglio 2016 e regolamenta in particolare la firma elettronica.

Tre livelli di firma elettronica

Il Regolamento eIDAS definisce i seguenti tre livelli di firma elettronica:

  • Firma elettronica semplice (articolo 3.10 del Regolamento)

La firma elettronica (sottinteso la firma elettronica semplice o standard) è definita come un insieme di dati in forma elettronica, uniti o connessi logicamente ad altri dati elettronici ed utilizzati dal firmatario per firmare.

  • Firma elettronica avanzata (articoli 3.11 e 26 del Regolamento)

La firma elettronica avanzata è una firma elettronica semplice che soddisfa i seguenti requisiti:

  1. è connessa unicamente al firmatario;
  2. permette di identificare il firmatario;
  3. è creata tramite dei dati relativi alla creazione di una firma elettronica che il firmatario può, con un elevato livello di sicurezza, utilizzare sotto il proprio esclusivo controllo;
  4. è collegata ai dati associati a tale firma in modo da consentire di rilevare ogni eventuale successiva modifica degli stessi.
  • Firma elettronica qualificata (articoli 3.12, 28 e 29 del Regolamento)

La firma elettronica qualificata è una firma elettronica avanzata creata da un dispositivo di creazione di una firma elettronica qualificata (dispositivo software o hardware configurato) e basata su un certificato qualificato di firma elettronica.

Conservazione e archiviazione

Il Regolamento eIDAS sottolinea l’importanza, senza imporla, della «conservazione a lungo termine delle informazioni, al fine di assicurare la validità giuridica delle firme elettroniche e dei sigilli elettronici nel lungo periodo, garantendo che possano essere convalidati indipendentemente da futuri mutamenti tecnologici.» (Punto 61 del preambolo)

Effetti giuridici (articoli 25.1 e 2 del Regolamento eIDAS)

La firma elettronica è considerata un elemento di prova del consenso della parte che si impegna e del contenuto dell’atto. Il Regolamento eIDAS specifica che:

  • l’effetto giuridico e l’ammissibilità come prova in procedimenti giudiziali di una firma elettronica non possono essere negati per il solo motivo della sua forma elettronica o perché non soddisfa i requisiti della firma elettronica qualificata;
  • quando si utilizza la firma elettronica è necessario precostituire un fascicolo di prova della firma e assicurarsi della sua conservazione e validità nel tempo;
  • la firma elettronica qualificata beneficia di una presunzione di validità che dispensa il firmatario dell’onere della prova della firma in caso di contestazione. L’effetto giuridico di una firma elettronica qualificata è dunque equivalente a quello di una firma manoscritta.

Il Regolamento eIDAS non va oltre nell’armonizzazione. Il diritto nazionale deve definire l’effetto giuridico prodotto dalla firma manoscritta, e dunque quello della firma elettronica qualificata, effetto che può variare da uno Stato membro dell’Unione Europea all’altro (si veda ad esempio l’esigenza della doppia firma nel diritto italiano).

Riconoscimento all’interno dell’Unione Europea (articolo 25.3 del Regolamento eIDAS)

  • Il Regolamento eIDAS prevede che una firma elettronica qualificata basata su un certificato qualificato rilasciato in uno Stato membro è riconosciuta come tale in tutti gli altri Stati membri.
  • Le firme non qualificate sono comunque ammissibili come prova nell’ambito di una controversia all’interno dell’Unione europea (articolo 25.1 del Regolamento).

Cos’è la firma elettronica? (1/4)

La firma elettronica, come la firma manoscritta, è caratterizzata da 3 elementi: un documento, un firmatario e uno strumento di firma.

Gli strumenti della firma elettronica, che hanno come scopo d’identificare il firmatario e di suggellare il documento per garantire la sua integrità, sono vari:

  • Il certificato digitale, spesso una chiave USB (o una smart card) rimessa in presenza fisica del titolare; ha una validità da uno a tre anni; l’utilizzazione di tale certificato richiede spesso l’installazione di un software specifico sul dispositivo utilizzato per procedere alla firma elettronica;
  • Il certificato elettronico effimero, generato dalla piattaforma online che riceve la firma elettronica di una persona che si trova dall’altro lato della relazione online; sarà utilizzato soltanto una volta per la firma dell’atto per il quale è destinato e poi immediatamente distrutto.

Esistono altri mezzi di autentificazione che utilizzano uno o più fattori d’identificazione (e-mail, social network, passwords, codice PIN del telefono, etc.).

La firma elettronica deve essere accompagnata da un dossier di prova costituito da un certificato digitale o da una pista di controllo che permettano di stabilire un legame tra il documento e il firmatario e la sua integrità.

La firma elettronica deve essere distinta dalla scansione della firma manoscritta.

Numerosi paesi hanno adottato delle normative sulla firma elettronica. Esistono delle normative permissive (Stati Uniti, Canada, Australia, etc.) ed altre che attribuiscono un valore differente alle firme elettroniche in funzione del tipo di categoria a cui appartengono. (Unione europea, Cina, India, etc.).