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Misure di sostegno alle imprese danneggiate da Covid-19 (introduzione)

Il Presidente della Repubblica e il Ministro dell’Economia e delle Finanze francesi hanno annunciato varie misure per limitare la propagazione del virus Covid-19 e aiutare le imprese a fronteggiare le conseguenze economiche, finanziarie e sociali che ne risultano.

La legge del 23 marzo 2020 ha instaurato lo stato di emergenza sanitaria fino al 24 maggio 2020. La legge dell’11 maggio 2020 lo ha prolungato fino al 10 luglio 2020 incluso. La legge ha inoltre abilitato il Governo ad adottare tramite ordinanze delle misure provvisorie, di solito di competenza del parlamento, al fine di venire in aiuto alle imprese.

Attiriamo la vostra attenzione nel presente blog su alcune misure adottate che potrebbero essere utili da conoscere per le imprese italiane con interessi in Francia:

Le misure a sostegno delle imprese sono oggetto di un costante aggiornamento sul sito: https://www.economie.gouv.fr/coronavirus-soutien-entreprises


Firma elettronica e dematerializzazione delle delibere societarie (4/4)

In Francia, il decreto 2019-1118 del 31 ottobre 2019 autorizza la creazione e la conservazione in formato elettronico di registri e verbali di delibere societarie. La firma elettronica apposta su tali documenti deve rispettare i criteri per la firma elettronica avanzata stabiliti dall’articolo 26 del Regolamento eIDAS, ripresi dall’articolo 1367 del codice civile francese.

Inoltre, i documenti dematerializzati devono essere datati elettronicamente tramite un sistema che offra delle garanzie in termini di prova.

Nonostante le novità apportate dal citato decreto, rimaneva un ostacolo di natura fiscale che, di fatto, impediva alle società di far ricorso a questo processo di dematerializzazione e alla firma elettronica per determinate tipologie di atti ancora soggetti a registrazione fiscale in formato cartaceo originale.

La Legge finanziaria 2020-1721 del 29 dicembre 2020 abolisce, a partire dal 1° gennaio 2021, l’obbligo di registrazione di alcuni verbali societari che comportano una modificazione del capitale sociale. Per quelli ancora soggetti alla formalità della registrazione, quali ad esempio gli atti relativi ad aumenti del capitale, il nuovo articolo 658 CGI autorizza l’adempimento di tale formalità con la copia cartacea (non originale quindi) degli atti firmati elettronicamente in attesa di modernizzare il suo sistema di registrazione digitale degli atti.

Ne consegue che tutte le delibere societarie sottoposte all’obbligo di registrazione presso l’amministrazione fiscale possono ormai risultare da verbali dematerializzati.

Lo studio Arigoni propone quindi ai clienti che lo desiderano di firmare in formato elettronico le delibere societarie o eventuali contratti e di archiviarli. Al fine di potere ricorrere al sistema di firma elettronica avanzata (necessario per le delibere societarie), il firmatario dovrà disporre di una carta d’identità o di un passaporto con il MRZ (Marchine-Readable-Zone).


Firma elettronica in diritto francese (3/4)

Il diritto francese distingue lo scritto elettronico dalla firma elettronica.

Firma elettronica

Secondo l’articolo 1367 del codice civile e l’articolo 1 del  Decreto n° 2017-1416 del 28 settembre 2017, la firma elettronica consiste nell’utilizzo di un processo affidabile d’identificazione del firmatario che ne garantisce il suo legame con l’atto a cui si riferisce.

In assenza di prove contrarie, l’affidabilità della firma elettronica qualificata ai sensi del Regolamento eIDAS è presunta.

In assenza dei requisiti della firma qualificata, l’affidabilità del procedimento di firma utilizzato non è presunto, pertanto la prova di questa affidabilità dovrà essere fornita da chi la invoca.

Scritto elettronico

L’articolo 1366 del codice civile assimila lo scritto elettronico allo scritto cartaceo a condizione di rispettare i seguenti requisiti:

  • l’identificazione della persona da cui lo scritto elettronico proviene;
  • la redazione dello scritto elettronico in condizioni tali da garantirne l’integrità;
  • la conservazione dello scritto elettronico in condizioni tali da garantirne l’integrità.

Questi requisiti sono delle condizioni specifiche della firma elettronica avanzata ai sensi del Regolamento eIDAS. Il legame garantito tra la firma e l’atto firmato fornisce, grazie all’uso della criptografia, una garanzia d’integrità del documento firmato poiché qualsiasi modifica ulteriore del documento invalida tecnicamente la firma. Per questo motivo, la conservazione in un server regolarmente salvaguardato sarebbe sufficiente. Tuttavia, alcuni raccomandano l’archiviazione del documento elettronico tramite un sistema di archiviazione elettronica.

Conservazione e archivazione dei documenti elettronici

L’archiviazione è un obbligo legale sia per i documenti cartacei che per i documenti elettronici. La durata dell’archiviazione varia a seconda della natura dei documenti.

Esistono diversi tipi di archiviazione più o meno sicuri e conformi alle esigenze legali. La cassaforte digitale, che rientra nella tecnologia di archiviazione digitale avanzata, presenta il vantaggio di poter essere utilizzata come prova per i requisiti legali e normativi.

Ogni paese ha una propria normativa relativa alle modalità pratiche dell’archiviazione elettronica per dimostrare il valore probatorio di un documento archiviato in una cassaforte digitale. In generale, è imperativo garantire l’autenticità, l’accessibilità e l’integrità del documento.

Diversi standard e norme tecniche permettono di verificare che l’archiviazione rispetta gli obblighi legali, ad esempio, la norma ISO 14641:2018 o norma AFNOR NF Z42-013.

Firma elettronica e normativa eIDAS (2/4)

Il Regolamento n° 910/2014, cosiddetto “Regolamento eIDAS”, armonizza le regole relative all’identificazione elettronica e i servizi fiduciari per le transazioni elettroniche all’interno dell’Unione Europea. È applicabile dall’1°luglio 2016 e regolamenta in particolare la firma elettronica.

Tre livelli di firma elettronica

Il Regolamento eIDAS definisce i seguenti tre livelli di firma elettronica:

  • Firma elettronica semplice (articolo 3.10 del Regolamento)

La firma elettronica (sottinteso la firma elettronica semplice o standard) è definita come un insieme di dati in forma elettronica, uniti o connessi logicamente ad altri dati elettronici ed utilizzati dal firmatario per firmare.

  • Firma elettronica avanzata (articoli 3.11 e 26 del Regolamento)

La firma elettronica avanzata è una firma elettronica semplice che soddisfa i seguenti requisiti:

  1. è connessa unicamente al firmatario;
  2. permette di identificare il firmatario;
  3. è creata tramite dei dati relativi alla creazione di una firma elettronica che il firmatario può, con un elevato livello di sicurezza, utilizzare sotto il proprio esclusivo controllo;
  4. è collegata ai dati associati a tale firma in modo da consentire di rilevare ogni eventuale successiva modifica degli stessi.
  • Firma elettronica qualificata (articoli 3.12, 28 e 29 del Regolamento)

La firma elettronica qualificata è una firma elettronica avanzata creata da un dispositivo di creazione di una firma elettronica qualificata (dispositivo software o hardware configurato) e basata su un certificato qualificato di firma elettronica.

Conservazione e archiviazione

Il Regolamento eIDAS sottolinea l’importanza, senza imporla, della «conservazione a lungo termine delle informazioni, al fine di assicurare la validità giuridica delle firme elettroniche e dei sigilli elettronici nel lungo periodo, garantendo che possano essere convalidati indipendentemente da futuri mutamenti tecnologici.» (Punto 61 del preambolo)

Effetti giuridici (articoli 25.1 e 2 del Regolamento eIDAS)

La firma elettronica è considerata un elemento di prova del consenso della parte che si impegna e del contenuto dell’atto. Il Regolamento eIDAS specifica che:

  • l’effetto giuridico e l’ammissibilità come prova in procedimenti giudiziali di una firma elettronica non possono essere negati per il solo motivo della sua forma elettronica o perché non soddisfa i requisiti della firma elettronica qualificata;
  • quando si utilizza la firma elettronica è necessario precostituire un fascicolo di prova della firma e assicurarsi della sua conservazione e validità nel tempo;
  • la firma elettronica qualificata beneficia di una presunzione di validità che dispensa il firmatario dell’onere della prova della firma in caso di contestazione. L’effetto giuridico di una firma elettronica qualificata è dunque equivalente a quello di una firma manoscritta.

Il Regolamento eIDAS non va oltre nell’armonizzazione. Il diritto nazionale deve definire l’effetto giuridico prodotto dalla firma manoscritta, e dunque quello della firma elettronica qualificata, effetto che può variare da uno Stato membro dell’Unione Europea all’altro (si veda ad esempio l’esigenza della doppia firma nel diritto italiano).

Riconoscimento all’interno dell’Unione Europea (articolo 25.3 del Regolamento eIDAS)

  • Il Regolamento eIDAS prevede che una firma elettronica qualificata basata su un certificato qualificato rilasciato in uno Stato membro è riconosciuta come tale in tutti gli altri Stati membri.
  • Le firme non qualificate sono comunque ammissibili come prova nell’ambito di una controversia all’interno dell’Unione europea (articolo 25.1 del Regolamento).

Cos’è la firma elettronica? (1/4)

La firma elettronica, come la firma manoscritta, è caratterizzata da 3 elementi: un documento, un firmatario e uno strumento di firma.

Gli strumenti della firma elettronica, che hanno come scopo d’identificare il firmatario e di suggellare il documento per garantire la sua integrità, sono vari:

  • Il certificato digitale, spesso una chiave USB (o una smart card) rimessa in presenza fisica del titolare; ha una validità da uno a tre anni; l’utilizzazione di tale certificato richiede spesso l’installazione di un software specifico sul dispositivo utilizzato per procedere alla firma elettronica;
  • Il certificato elettronico effimero, generato dalla piattaforma online che riceve la firma elettronica di una persona che si trova dall’altro lato della relazione online; sarà utilizzato soltanto una volta per la firma dell’atto per il quale è destinato e poi immediatamente distrutto.

Esistono altri mezzi di autentificazione che utilizzano uno o più fattori d’identificazione (e-mail, social network, passwords, codice PIN del telefono, etc.).

La firma elettronica deve essere accompagnata da un dossier di prova costituito da un certificato digitale o da una pista di controllo che permettano di stabilire un legame tra il documento e il firmatario e la sua integrità.

La firma elettronica deve essere distinta dalla scansione della firma manoscritta.

Numerosi paesi hanno adottato delle normative sulla firma elettronica. Esistono delle normative permissive (Stati Uniti, Canada, Australia, etc.) ed altre che attribuiscono un valore differente alle firme elettroniche in funzione del tipo di categoria a cui appartengono. (Unione europea, Cina, India, etc.).

Menzioni obbligatorie sulle fatture

L’articolo  L441-9 del codice di commercio impone alle società commerciali francesi diverse menzioni obbligatorie da indicare sulle fatture:

  • data di emissione della fattura 
  • numero della fattura 
  • data della vendita o della prestazione 
  • identità del venditore o del prestatario: ragione sociale e numero SIREN o SIRET, numero d’immatricolazione al registro delle imprese, indirizzo della sede legale, menzione della forma giuridica della società e importo del capitale sociale
  • identità dell’acquirente o del beneficiario della prestazione: nome o ragione sociale, indirizzo della sede legale della società, indirizzo di fatturazione se diverso da quest’ultimo
  • numero dell’ordine se è stato preliminarmente emesso dall’acquirente
  • partita IVA intracomunitaria del venditore o del prestatario e del destinatario della fattura se quest’ultimo è assoggettato all’IVA
  • designazione e quantità dei prodotti e/o delle prestazioni fatturati (ivi compreso il costo del trasporto e spese accessorie)
  • prezzo unitario di listino al netto d’IVA
  • aliquota IVA legalmente applicabile e importo totale dell’IVA
  • eventuali riduzioni del prezzo
  • importi totali da pagare escluse le tasse e incluse le tasse
  • data alla quale il pagamento deve essere effettuato, specificando le eventuali condizioni di sconto applicabili in caso di pagamento ad una data anteriore alla scadenza della fattura, il tasso delle penalità di mora dovute in caso di pagamento posteriore alla scadenza del fattura e l’importo del risarcimento forfettario per spese di riscossione dovuto al creditore in caso di ritardo nel pagamento (40 euro).

A queste menzioni obbligatorie, si aggiungono in alcuni casi delle menzioni particolari come l’autoliquidazione dell’IVA in materia di prestazioni intracomunitarie o di subappalto nel settore edilizio.

Il mancato rispetto di tali menzioni è suscettibile di essere sanzionato con:

  • 15 euro di ammenda fiscale per ogni menzione mancante o inesatta per ogni fattura,
  • un’ammenda amministrativa fino a 375 000 euro per le persone giuridiche che può essere, in alcuni casi, raddoppiata.

Termini di pagamento

In diritto francese, il termine di pagamento tra commercianti è fissato in generale a 30 giorni dalla ricezione della merce o dall’esecuzione della prestazione.

Questo termine può essere prolungato di comune accordo tra le parti ma non può superare i 60 giorni a partire dalla data di fatturazione.

La fattura deve essere emessa al più tardi alla data di consegna della merce o di realizzazione della prestazione. In assenza di fattura, l’acquirente è tenuto a reclamarla.

In deroga, può essere previsto un termine più lungo fino a 45 giorni dalla fine del mese della data di emissione della fattura, a condizione che sia espressamente stipulato per contratto tra le parti e non costituisca un abuso manifesto nei confronti del creditore.

Dei termini di pagamento specifici si applicano ad alcuni prodotti o servizi, ad esempio prodotti alimentari, bibite e trasporto.

In alcuni settori di attività, è possibile negoziare accordi professionali di categoria per fissare specifici termini di pagamento. Tali accordi esistono ad esempio per il commercio delle attrezzature agricole, degli articoli sportivi e dei giocattoli, l’industria della pelle e l’orologeria-gioielleria-oreficeria.

Dei termini di pagamento ridotti possono essere concordati, ad esempio il pagamento in contanti.

Il termine di pagamento deve figurare sulla fattura e nelle condizioni generali di vendita (CGV) che devono inoltre prevedere le condizioni di applicazione e il tasso d’interesse delle penalità di mora.

In assenza di previsioni contrarie delle parti, tale tasso è pari al tasso d’interesse applicato dalla Banca centrale europea alla sua ultima operazione di rifinanziamento più 10 punti percentuali. Le parti non possono concordare un tasso inferiore a tre volte il tasso d’interesse legale.

Gli interessi di mora decorrono automaticamente alla scadenza della fattura; l’invio di una lettera raccomandata non è necessario per farli decorrere.

Per qualsiasi ritardo nel pagamento di prestazioni che dipendono dal codice di commercio, un’indennità fissa di 40 euro per fattura è dovuta al creditore per le spese di riscossione. Questo importo si aggiunge alle penalità di mora.

Il non rispetto dei termini di pagamento e l’assenza di riferimento alle penalità di mora nelle CGV sono sanzionate con un’ammenda amministrativa fino a 2 milioni di euro per le persone giuridiche. L’importo dell’ammenda è raddoppiato in caso di ripetuta inosservanza entro due anni dalla data in cui la prima decisione di sanzione è diventata definitiva. La sanzione è inoltre oggetto di pubblicità.

Si vedano gli articoli L441-10 e seguenti del codice di commercio.

Clausole limitative di responsabilità

Le clausole limitative di responsabilità hanno come scopo di limitare o escludere gli effetti della responsabilità di un contraente. Tali clausole possono elencare i casi in cui la responsabilità sarà ammessa o esclusa, limitare l’esercizio dell’azione in responsabilità (per esempio prevedendo un periodo di tempo ridotto per agire) o determinare in anticipo un massimale per i danni.

La validità di principio di queste clausole è stata ammessa molto presto dalla giurisprudenza (Cass. civ., 24 gennaio 1874).

Risulta implicitamente dall’articolo 1231-3 del codice civile che limita il risarcimento ai danni prevedibili al momento della conclusione del contratto: «Il debitore risponde solo dei danni previsti o che si sarebbero potuti prevedere al momento della conclusione del contratto, salvo il caso in cui l’inadempimento sia dovuto a grave negligenza («faute lourde») o dolo». 

Nelle vendite tra professionisti, la giurisprudenza ha affermato la validità di queste clausole, senza che sia necessario distinguere a seconda che l’acquirente professionale sia o meno della stessa specialità del venditore.

La clausola limitativa di responsabilità si applica soltanto in caso di inadempimento ad un obbligo contrattuale; non può esonerare dalla responsabilità civile extracontrattuale.

Inoltre, non si applica in caso di dolo o grave negligenza del debitore o dei suoi impiegati. 

Le clausole limitative di responsabilità sono vincolanti per l’altra parte soltanto se si ritiene che quest’ultima le abbia accettate. Per essere efficaci, devono essere chiare e leggibili per la parte a cui si oppongono. Altrimenti, sono inapplicabili.

Sono nulle quando privano l’obbligo essenziale del contratto della sua sostanza (articolo 1170 del codice civile).

Infine, la clausola limitativa di responsabilità imposta da una delle parti può essere sanzionata, in alcune circostanze, sulla base dello squilibrio significativo (articolo 1171 del codice civile).


Covid-19 e pagamento dei canoni locativi: primi insegnamenti giudiziari

I giudici invitano locatori e conduttori a risolvere amichevolmente le questioni relative al pagamento dei canoni locativi durante il periodo di emergenza sanitaria

Sono state rese le prime decisioni giudiziarie in merito al pagamento dei canoni locativi dovuti durante il periodo di confinamento della popolazione francese nel corso del secondo trimestre 2020.

Con la presente attiriamo l’attenzione su due sentenze del 26 ottobre 2020 del giudice dei référés del Tribunale giudiziario di Parigi e su una sentenza del Tribunale di Commercio di Lione.

Sentenze del 26 ottobre 2020 del giudice dei référés del Tribunale giudiziario di Parigi

Nella prima fattispecie, un farmacista ha adito il giudice per ottenere la sospensione dell’obbligo di pagamento del canone locativo del secondo trimestre 2020. In via riconvenzionale, il locatore ha sollecitato il pagamento del medesimo canone locativo (oltre a quello del terzo trimestre).

Le richieste del conduttore e del locatore si basavano sull’articolo 835 del Codice di procedura civile  secondo il quale il giudice dei référés può in tempi brevi, anche in presenza di una contestazione seria, prescrivere le misure cautelari o di ripristino necessarie, sia per prevenire un danno imminente, che per far cessare una turbativa manifestamente illecita. Nel caso in cui l’esistenza di un obbligo non è seriamente contestabile, lo stesso giudice dei référés può condannare il debitore ad un pagamento o ordinare l’esecuzione di un obbligo.

Con sentenza n°20/53713, il giudice ha considerato che il conduttore non dimostrava un danno imminente o una turbativa manifestamente illecita. Si è pertanto considerato incompetente per decidere se sospendere il pagamento dei canoni locativi.

Inoltre, non ha ritenuto fondati gli argomenti delle parti in merito alla forza maggiore, alla teoria dei rischi, all’inadempimento del locatore nella consegna dei locali, all’eccezione d’inadempimento e all’applicazione dell’ordinanza n°2020-306 del 25 marzo 2020 relativa alla proroga dei termini.

Ha invece considerato che l’obbligo di buona fede nell’esecuzione dei contratti (articolo 1104 del codice civile) impone ai contrattanti, in caso di circostanze eccezionali, di verificare se è necessario adattare le modalità di esecuzione del contratto.

Alla luce dell’obbligo di buona fede, il giudice dei référés ritiene che gli argomenti del conduttore in merito all’impatto del Covid19 sulla sua attività e al comportamento del locatore che avrebbe rifiutato di cercare di risolvere amichevolmente la situazione sono costitutivi di contestazioni serie. Ha quindi giudicato che l’analisi di tale situazione esula dalle sue competenze.

Si è pertanto dichiarato incompetente, rinviando di conseguenza le parti ad adire il giudice di merito.

Con sentenza dello stesso giorno n°20/55901, il giudice dei référés ha reso una sentenza molto simile in merito al pagamento del canone locativo di una palestra.

Sentenza del 17 novembre 2020 del Tribunale di Commercio di Lione (n°2020JOO420)

Il locatore di un ristorante ha adito il Tribunale di Commercio di Lione con una specifica procedura di citazione in urgenza (“assignation à bref délai”) per ottenere il pagamento dei canoni locativi del secondo trimestre 2020 oltre ad alcune spese e tasse arretrate.

Il Tribunale ha rigettato gli argomenti invocati dal conduttore per giustificare la sospensione del pagamento dei canoni locativi nei seguenti termini:

La creazione di un fondo di solidarietà e di misure cautelative per rinviare o scaglionare il pagamento dei canoni locativi per una categoria d’imprese la cui attività economica è stata particolarmente colpita dalla propagazione del Covid-19, dimostra che il legislatore non riconosce il carattere di forza maggiore alla pandemia.

L’eccezione di inadempimento non è opponibile al locatore poiché la chiusura amministrativa non è in relazione con un inadempimento del locatore che avrebbe reso il locale non utilizzabile conformemente all’attività prevista nel contratto di locazione.

Nessuna delle due parti può prevalersi della forza maggiore, le tre condizioni cumulative non essendo riunite.

Le imprese che non beneficiano di tale fondo devono quindi di propria iniziativa negoziare con il locatore adeguamenti al contratto per il pagamento dei canoni locativi.”

Il Tribunale constata infine che il conduttore non ha tentato nessuna risoluzione amichevole del litigio. Decide pertanto che la richiesta di sospensione totale o parziale dei canoni locativi non è giustificata e che i canoni locativi sono dovuti integralmente dal 1° aprile 2020.

Osservazioni

L’insegnamento da trarre da queste sentenze è che locatori e conduttori sono invitati a negoziare in buona fede gli adeguamenti necessari ai loro contratti di locazione per tenere conto delle circostanze eccezionali legate al Covid-19.

Queste sentenze non fanno differenza tra le attività dei conduttori totalmente chiuse a causa delle misure governative, come la palestra, e le attività che potevano continuare purché in via molto ridotta, come la parafarmacia e la ristorazione d’asporto.

Ci sembra tuttavia utile fare questa distinzione nelle trattative con i locatori per cercare di ottenere una riduzione dei canoni locativi. E’ inoltre opportuno evidenziare, se è il caso, che il conduttore non ha potuto usufruire dei locali conformemente alla destinazione d’uso prevista nel contratto a causa delle misure governative. In tal senso, si potrebbero invocare la normativa e la giurisprudenza applicabili alla privazione parziale dell’oggetto del contratto di locazione.

Incentivi per annullare i canoni locativi

La legge finanziaria per il 2021 pubblicata il 31 dicembre 2020 prevede un credito d’imposta destinato ad incitare i locatori a cancellare parte dei canoni locativi dovuti dalle imprese i cui locali sono interdetti al pubblico o dalle imprese particolarmente colpite dalle restrizioni sanitarie dovute al Covid19 beneficiarie del fondo di solidarietà.

Il credito d’imposta si applica unicamente ai canoni locativi del mese di novembre 2020 e puo’ essere richiesto all’amministrazione fiscale fino al 31 dicembre 2021.

Il credito concesso è pari al 50 % degli importi abbandonati dai locatori i cui conduttori impiegano meno di 250 dipendenti.

Per i locatori i cui conduttori impiegano tra 250 e 5 000 dipendenti, un terzo dell’affitto rimane a carico del conduttore e il credito d’imposta del 50 % è limitato ai due terzi dell’importo dell’affitto.

Le principali associazioni di locatori hanno invitato i loro aderenti a utilizzare tale credito d’imposta e a concedere un annullamento di tutto o di 2/3 del canone locativo (in funzione del numero di dipendenti) per il mese di novembre 2020.

Le imprese dovranno tuttavia pagare le spese condominiali a loro imputabili e i premi assicurativi.

Articolo aggiornato il 22 aprile 2021

Siti e documenti utili:

Ministero dell’Economia e delle Finanze: https://www.economie.gouv.fr/covid19-soutien-entreprises/report-paiement-loyers

Testi di legge applicabili alle procedure di référé

Référé d’urgence

Tribunal judiciaire : art. 834 CPC

« Dans tous les cas d’urgence, le président du tribunal judiciaire ou le juge du contentieux de la protection dans les limites de sa compétence, peuvent ordonner en référé toutes les mesures qui ne se heurtent à aucune contestation sérieuse ou que justifie l’existence d’un différend. » 

Tribunal de commerce : article 872 CPC

« Dans tous les cas d’urgence, le président du tribunal de commerce peut, dans les limites de la compétence du tribunal, ordonner en référé toutes les mesures qui ne se heurtent à aucune contestation sérieuse ou que justifie l’existence d’un différend. »

Référé conservatoire

Tribunal judiciaire : art. 835, al. 1er CPC

« Le président du tribunal judiciaire ou le juge du contentieux de la protection dans les limites de sa compétence peuvent toujours, même en présence d’une contestation sérieuse, prescrire en référé les mesures conservatoires ou de remise en état qui s’imposent, soit pour prévenir un dommage imminent, soit pour faire cesser un trouble manifestement illicite»

Tribunal de commerce : art 873 al. 1er CPC

« Le président peut, dans les mêmes limites, et même en présence d’une contestation sérieuse, prescrire en référé les mesures conservatoires ou de remise en état qui s’imposent, soit pour prévenir un dommage imminent, soit pour faire cesser un trouble manifestement illicite. »

Référé provision

Tribunal judiciaire : art. 835, al. 2e CPC

« Dans les cas où l’existence de l’obligation n’est pas sérieusement contestable, ils peuvent accorder une provision au créancier, ou ordonner l’exécution de l’obligation même s’il s’agit d’une obligation de faire. »

Tribunal de commerce : art 873 al 2e CPC

« Dans les cas où l’existence de l’obligation n’est pas sérieusement contestable, il peut accorder une provision au créancier, ou ordonner l’exécution de l’obligation même s’il s’agit d’une obligation de faire. »

Référé injonction

Tribunal judiciaire: art. 835, al. 2e in fine CPC

« Dans les cas où l’existence de l’obligation n’est pas sérieusement contestable, ils peuvent accorder une provision au créancier, ou ordonner l’exécution de l’obligation même s’il s’agit d’une obligation de faire. »

Tribunal de commerce: art 873 al 2e in fine CPC

« Dans les cas où l’existence de l’obligation n’est pas sérieusement contestable, il peut accorder une provision au créancier, ou ordonner l’exécution de l’obligation même s’il s’agit d’une obligation de faire. »

Référé probatoire

art. 145 CPC

« S’il existe un motif légitime de conserver ou d’établir avant tout procès la preuve de faits dont pourrait dépendre la solution d’un litige, les mesures d’instruction légalement admissibles peuvent être ordonnées à la demande de tout intéressé, sur requête ou en référé. »